Depressione e Cyberbullismo

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Secondo le ultime stime fatte nel 2021, che possiamo trovare nel rapporto UNICEFLa Condizione dell’infanzia nel mondo- Nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani” più di 1 adolescente su 7 (tra i 10 e i 19 anni), convive con un disturbo mentale diagnosticato.

Tra i disturbi più frequenti troviamo l’ansia e la depressione, che da soli rappresentano il 40% delle malattie diagnosticate.

Uno dei motivi principali di questi disturbi è il crescente utilizzo dei social media da parte degli adolescenti. Essi sono diventati uno strumento importante per la socializzazione; il proprio profilo è diventato il biglietto da visita con cui identificarsi.

Come abbiamo già visto, nella vita reale esiste il bullismo, e così anche su internet. Come reagiscono gli adolescenti al cyberbullismo? Se per i ragazzi e le ragazze più forti una soluzione potrebbe essere il contrattacco, per gli individui più timidi e deboli la situazione è diversa. Per entrambi vivere una violenza via web non è affatto bello, ma gli studi hanno dimostrato che in molti casi gli adolescenti che subiscono prese in giro da altri, arrivano a disperarsi.

In Italia circa 800 mila tra ragazzi e ragazze soffrono di depressione e ansia. Molti di loro hanno anche pensato al suicidio.

Il motivo principale sembra essere, appunto, la situazione degli smartphone che permettono ai giovani di essere sempre online, e quindi di essere più facilmente presi di mira.

L’autore dello studio Jean Twenge dell’Universita’ di San Diego, avverte: “Dobbiamo smettere di pensare che gli smartphone e gli altri dispositivi elettronici siano innocui”.

Sarebbe opportuno che psicologi e psichiatri avessero maggiori competenze per analizzare e studiare i rischi provocati da tali social media, in particolare i social network, sui ragazzi.

Uno studio del Royal College pf Psychiatrists, condotto nel Regno Unito afferma che c’è un nesso tra la salute mentale dei giovani e l’uso dei social media.

L’uso della tecnologia da parte dei giovani sta aumentando ogni anno e i social media fanno ormai parte della vita di molte famiglie.

Il tempo trascorso davanti allo schermo può coprire un’ampia gamma di attività, dalla lettura di romanzi su un e-reader, alla ricerca per un progetto scolastico fino al gioco cooperativo con altri in tutto il mondo. Anche sulla stessa piattaforma, bambini e giovani potrebbero vivere esperienze molto diverse a seconda del contenuto a cui accedono.

Pertanto, quando si considerano i rischi e i benefici dell’uso della tecnologia, è essenziale comprendere il contenuto con cui i bambini e i giovani si confrontano.

Per i ragazzi ci sono molti aspetti positivi di queste innovazioni:

  • Comunicazione istantanea con familiari e amici in tutto il mondo
  • La capacità di giocare ed essere creativi
  • Accesso a informazioni di alta qualità
  • La capacità di socializzare in un ambiente diverso
  • Supporto online per una serie di problemi di salute e temi di identità

Tuttavia, questi dispositivi possono porre potenziali sfide alla salute e al benessere di bambini e giovani:

  • Il tempo dedicato alla tecnologia digitale può andare a scapito del tempo dedicato ad altre attività, comprese le interazioni faccia a faccia con la famiglia e i colleghi, l’esercizio fisico e il sonno
  • Possono essere visualizzati contenuti online che provocano angoscia, inclusa l’esposizione a immagini violente, grafiche o sessuali e l’esposizione a incitamenti all’odio
  • Esposizione al cyberbullismo
  • Il rischio di sfruttamento compreso lo sfruttamento sessuale. È successo, e succede, che degli utenti minaccino di pubblicare foto private, affinché i giovani ragazzi facciano quello che vogliono
  • Il denaro può essere speso online in modo rapido e semplice, ad esempio per l’acquisto di giochi, il gioco d’azzardo online e per prodotti come farmaci da prescrizione e illegali
  • Ci sono prove che suggeriscono che la tecnologia digitale può influenzare il peso, l’umore, i pensieri suicidi, l’autolesionismo e l’immagine corporea
  • Internet può far sviluppare problemi di salute mentale come depressione, ansia e in certi casi anche l’ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività)
  • Il concetto di dipendenza dalla tecnologia sta emergendo insieme allo sviluppo di servizi clinici per bambini e giovani con dipendenza

I genitori di vittime di suicidio, inoltre, non possono accedere ai profili personali dei figli in quanto i proprietari dei social network non sono tenuti a fornire i dati ai parenti dei defunti.


LA STORIA DI AMANDA TODD

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Amanda Todd era una ragazzina canadese, più precisamente di Vancouver, di soli quindici anni. È nata nel 1996 e frequentava la decima classe, che in Italia equivale alla seconda superiore, presso un istituto con programmi di studio alternativi, riservato ai ragazzi che hanno problemi di apprendimento.

La ragazza, navigando sui social ha conosciuto un uomo, il quale l’ha corteggiata fino a convincerla ad inviargli alcune foto a seno nudo. L’uomo avrebbe poi minacciato la giovane di postare su internet le sue foto in topless, a meno che lei non si sarebbe mostrata di nuovo a lui.

Il Natale successivo, la polizia ha informato la famiglia che le foto della figlia minorenne circolavano in rete. Per cercare di aiutarla, i genitori decisero di trasferirsi.

Dopo un anno l’uomo si fece di nuovo vivo, creando un account Facebook di Amanda, pubblicando come foto profilo una delle sue foto in topless.

Amanda scopre che i suoi nuovi compagni di classe hanno visto le sue foto; hanno poi iniziato ad insultarla e a prenderla in giro. Sarebbero poi stati loro a pubblicare nuovamente le foto intime della ragazza sul web.

Tra tutti i compagni che la isolavano, ce n’era uno che la comprendeva e che cercava di aiutarla ad uscire da questa situazione. Il ragazzo in questione era però già fidanzato.

I due si innamorano e dopo un po’ di tempo si incontrano per un rapporto. Ma quando lei uscì da scuola il giorno dopo, trovò una folla di ragazzi che la insultarono e la aggredirono. Tra la folla c’era anche il suo ragazzo e la ragazza di lui, che le avevano teso una trappola.

La ragazza non riesce a reggere l’umiliazione, che è troppo pesante per lei e cade in una forte depressione.

Interrompe ogni relazione sociale e comincia a drogarsi nonostante la sua giovane età.

Tenta poi il suicidio ingerendo della candeggina, ma viene salvata in tempo dai soccorsi.

I suoi persecutori non si arrendono e pubblicano su Facebook l’etichetta della candeggina da lei usata per il tentato suicidio, suggerendo le di aumentare le dosi.

Amanda legge su Facebook un sacco di commenti negativi e offensivi sul suo tentato suicidio; la famiglia è quindi costretta a trasferirsi nuovamente.

La giovane, nonostante prendesse antidepressivi e consultasse lo psicologo, non smise di stare male, anzi, il suo stato mentale peggiorò e divenne anche autolesionista.

Successivamente fece un’overdose di medicinali e trascorse due giorni in ospedale.

Come se non bastasse, i suoi nuovi compagni di classe la deridono per i suoi voti, sempre più bassi, conseguenza del tempo trascorso in ospedale.

Poche settimane dopo, il 7 settembre 2012, la ragazza, ormai stremata, da ascolto ai commenti sul social; pubblica un video di addio su YouTube, intitolato My Story: Struggling, bullying, suicide and self harm (La mia storia: lotta, bullismo, suicidio e autolesionismo), e si uccide.


GLI ANONYMOUS

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Gli Anonymous sono un organizzazione, anonima, di hacker che negli ultimi anni si sono uniti per fare “guerra” ai cyberbulli. Il loro scopo è quello di smascherare gli utenti cyberbulli e pubblicare il loro nome.

In alcuni casi l’organizzazione è riuscita nel suo intento. Uno di questi casi è quello della ragazza quindicenne Kylie Kylem, la quale era assillata su Twitter da un’identità segreta; il nickname dell’utente che la opprimeva era Bigjohn666.

La ragazza aveva twittato sul social i suoi pensieri suicidi, probabilmente, però, non si aspettava che i suoi compagni di scuola scrivessero su Twitter gioiosi incoraggiamenti al suicidio.

Gli Anonymous hanno attaccato questo account fino a che il cyber-bullo si è arreso.

Quello che dichiarò fu: “Non volevo fare male a nessuno…mi dispiace per quello che ho scritto”.


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